GUEST PROJECT

DIVI€TO DI AFFISSIONE
di Antonio Riello
Antonio Riello da qualche anno a questa parte produce installazioni che sono dei patchwork realizzati con frammenti usati (e rigenerati) di stoffe, tappeti, moquette, ed altri materiali domestici.
Per PARATISSIMA 2026, in sintonia con il leitmotiv della manifestazione, ha pensato ad una scritta idealmente realizzata con la stessa tecnica. Perché è la stessa modalità con cui erano confezionati i tipici abiti dei buffoni di corte. Le persone che - per il loro status molto speciale - potevano dire cose irriverenti ai potenti, senza esser puniti. L’Arte contemporanea ha raggiunto una condizione abbastanza simile a quella dei giullari: una sorta di impunità pur mostrando cose ai limiti di ciò che è considerato lecito. In altre parole: la licenza di trasmettere messaggi trasgressivi che possono essere irritanti per le varie forme e gerarchie dello status quo.
Gli abiti dei “Court Jesters” in genere erano il frutto di un riciclo di scarti e avevano un nome specifico: il cosiddetto “Motley”. Ovvero pezzi e frammenti di stoffa cuciti fra loro creando dei particolari e riconoscibili pattern. Non è solo il celeberrimo Yorick dell’Amleto shakespeariano che tradizionalmente indossa questo tipo di vestito. Anche l’Arlecchino veneziano di Goldoni opera in un costume più o meno nella stessa foggia.
I tessuti usati in questo caso a Moncalieri dall’artista sono sia quelli classici della tradizione occidentale (gessati, righe, tweed e tartan) che quelli abitualmente definiti come “etnici” (con elementi che riflettono nuove e più articolate demografie e culture).
La scritta DIVI€TO DI AFFISSIONE che compare su dei lenzuoloni bianchi del Municipio di Moncalieri si pone come una manifesta aporia. Una affissione che nega automaticamente il diritto alla propria esistenza. Ovviamente viene da pensare ai nonsense del movimento Dadà. E alla Patafisica o al Teatro dell’Assurdo di Jarry. Ma anche molte altre narrative dell’Arte Contemporanea. L’artista è solito, quando usa testi nelle sue opere, sostituire la lettera “e” con il simbolo €.
Una logica virtuosamente e imprevedibilmente distorta. Una forma di intelligenza “laterale” e in qualche modo divergente. In linea con una eccentrica e creativa carica di “sana follia”. Una rilettura tardo-moderna dell’“Elogio della Follia” di Erasmo da Rotterdam. Ma anche un richiamo trasversale alle visioni di Friedrich Nietzsche (“meglio esser pazzo per conto proprio, anzichè salvo secondo la volontà altrui” scriveva il filosofo tedesco in uno dei suoi aforismi).
I lenzuoli (in genere bianchi) appesi alle finestre o ai balconi rappresentano una antica tradizione italiana: vere e proprie bandiere domestiche, in genere gestite dalla parte femminile della famiglia, capaci di manifestare pubblicamente assenso (o disaccordo) in modo spontaneo e collettivo. Testimonianza di dissenso. La “lenzuolata” insomma è stata a lungo - soprattutto in certe zone del nostro paese - una forma di protesta popolare pacifica.


