Intervista a Nicola Lorusso, autore del visual di Paratissima Torino 2019

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Nicola Lorusso, l’autore del progetto “Spatial Matters“, scelto per rappresentare la quindicesima edizione di Paratissima Torino.

Tra architettura, intelligenza artificiale e arte generativa, ecco cosa ci ha raccontato.

 

Le tue coordinate anagrafiche e geografiche.

Nato ad Acquaviva delle Fonti in provincia di Bari il 27/05/88, sono cresciuto in un paese della Puglia murgiana, Gravina. Mi sono poi spostato a Milano dove ho studiato e lavorato per 9 anni. Da 4 anni vivo a Londra.

Quale tipo di percorso formativo hai seguito, lineare o atipico? 

 

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You don’t have to be afraid

Mi sono formato come architetto studiando al Politecnico di Milano e poi mi sono appassionato al design computazionale negli ultimi anni. Non vengo perciò da un percorso prettamente artistico sebbene sia cresciuto in una famiglia dove l’arte era apprezzata e coltivata, circondato dai quadri e le sculture di mio padre. L’approdo al mondo dell’arte è arrivato di recente; è il modo più diretto che ho trovato per soddisfare il mio desiderio di creare che l’architettura mi ha solo sporadicamente regalato.

Hai un mezzo espressivo o una tecnica privilegiata?

La mia tecnica privilegiata è la combinazione di programmazione digitale e un particolare metodo di stampa che fa uso di macchina a controllo numerico a due assi. Attraverso una serie di algoritmi che ricevono input sonori dall’ambiente esterno genero una simulazione digitale che mostra l’evoluzione di una curva nel tempo sotto la spinta di forze diverse. Il disegno che ne viene fuori è il compromesso fra digitale (le frequenze catturate dal microfono, la potenza computazionale necessaria per gestire la simulazione, la precisione millimetrica della stampa) e analogico (l’utilizzo di penna e inchiostro, il mio stesso intervento nello sviluppo del disegno).

Per il momento  l’inchiostro su carta deve ancora smettere di emozionarmi quindi resto fedele a questo medium nonostante abbia iniziato a sperimentare con qualcosa di diverso che probabilmente proporrò a Paratissima quest’anno.

Da dove scaturiscono le idee di nuovi progetti o lavori, cosa è che ti ispira maggiormente? Attualità, letture,

circostanze casuali oppure ossessioni?

Sono inevitabilmente ispirato e influenzato dalla produzione artistica contemporanea soprattutto in campo generativo. Qui mi appassiona la ricerca nel campo di intelligenza artificiale che seguo con molto interesse.

Grande fonte di ispirazione sono stati i disegni di Piranesi ed Escher, gli uni per la formidabile ricchezza di dettagli e gli altri per l’eleganza con cui riescono a piegare il concetto di realtà e giocare con i paradossi.

La scienza e la filosofia poi sono due miei grandi muse. Trovo continua fonte di ispirazione nelle letture di Deleuze e nella divulgazione scientifica recente.

 

Jigsaw
On the Luna

Nel tuo fare arte cosa è inevitabilmente ricorrente come stile, materiale, forma, soggetto o messaggio. 

Sono un cultore del cambiamento, mi ritrovo a leggerlo nelle parole di Kafka, a studiarlo nei testi di Deleuze, a farne esperienza diretta durante la mia pratica meditativa. I miei disegni sono il tentativo di tracciarne i contorni. Penso che la curva nel dominio bidimensionale e il velo in quello tridimensionale siano due forme che funzionano molto bene per descrivere questa ricerca. Essi sono due facce della stessa medaglia essendo la seconda il prodotto emergente dello sviluppo nel tempo della prima. Ed è forse proprio il tempo il soggetto sfuggente che cerco di rappresentare nei miei disegni.

I tuoi punti di riferimento artistico. 

I pionieri dell’arte generativa come Sol LeWitt o Manfred Mohr, Georg Nees sono sicuramente dei riferimenti importanti

 Twitta il messaggio fondamentale sotteso al tuo lavoro, ovvero hai 140 caratteri a tua disposizione.

Non sono bravo con i tweet 🙂

Stai lavorando ora a qualche progetto in particolare?

Sto collaborando con diversi musicisti per trasporre la loro musica su carta con la mia tecnica. Sto anche lavorando a una serie di disegni legati alla letteratura ma il progetto che mi vedrà impegnato con più passione nei prossimi mesi sarà l’utilizzo di una tecnica antica, l’acquaforte, per produrre i miei lavori. A parte il mio personale amore per questa tecnica, mi piace l’idea di rivisitare una pratica tradizionale e combinarla con tecnologie digitali.

Cosa è indispensabile per un artista agli esordi?

Disciplina, perseveranza e una motivazione che vada oltre il mero desiderio di un riconoscimento.

Poi senz’altro tanta fortuna. Io trovo quasi necessario non dedicarmi ai miei disegni a tempo pieno. Ci ho provato per un po’, ma per il mio benessere psico-fisico (oltre che economico) ho bisogno di avere qualcos’altro che mi impegni e mi dia stimoli diversi. L’architettura soddisfa molto bene questa necessità.

 

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Il rapporto/confronto tra artista emergente e curatore: necessario, occasionale o superfluo?

Non ne ho idea. Mi piacerebbe rispondere a questa domanda quando avrò più esperienza nel settore. Per il momento è un rapporto occasionale. Nell’ultima mostra collettiva cui ho partecipato a Ruvo per il Linea Festival ho trovato molto positivo il lavoro fatto dai curatori che hanno saputo attirare personalità di rilievo da tutta Italia nonché creare un filo conduttore tra i lavori esposti.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente ad un certo punto vorrei fare un salto di scala passando a formati più grandi. Allo stesso tempo sono affascinato dal mondo delle performance estemporanee e ho già un paio di progetti live legati alla musica che non vedo l’ora di avere il tempo di sviluppare.

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