SPECIAL PROJECT
PARATISSIMA FACTORY

UNTITLED (Vessels for a Sound That Cannot Be Contained) di Francesco Peluso
In UNTITLED (Vessels for a Sound That Cannot Be Contained) Francesco Peluso trasforma un gesto meccanico elementare in un dispositivo capace di interrogare il rapporto tra materia, memoria e trasformazione. Una serie di ciotole in argilla, differenti per forma e superficie, ruota lentamente azionata da piccoli motori, mentre al loro interno frammenti di ferro, zinco, rame, alluminio, legno, pietra e materiali recuperati entrano continuamente in collisione con la ceramica. Il suono non è dunque un elemento preesistente, ma emerge dalla relazione tra corpi differenti. Ogni urto, attrito o caduta produce una risposta imprevedibile, dando origine a una composizione continuamente mutevole. La macchina stabilisce un ritmo e una ripetizione, ma è la materia a introdurre la differenza: nessun ciclo può coincidere perfettamente con quello precedente.
In questa tensione tra ripetizione e irripetibilità si colloca il nucleo concettuale dell’opera. Come la memoria, il dispositivo tenta di conservare e riprodurre un’esperienza, ma ogni ritorno la modifica inevitabilmente. La ciotola, forma ancestrale del contenimento, diventa così un contenitore instabile: custodisce la materia senza poterla realmente trattenere. Argilla e tecnologia, gesto primordiale e automatismo contemporaneo, convivono in un sistema nel quale il suono diventa traccia di un incontro. L’opera suggerisce così che nessuna materia possiede una voce autonoma: il suono, come la memoria, nasce sempre da una relazione.
Francesco Peluso (Benevento, 1994) vive e lavora a San Giorgio del Sannio. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli in Grafica d’Arte e Pittura, sviluppa una ricerca che nasce dall’incisione e si apre alla pittura, all’installazione e alla videoarte. La sua pratica indaga memoria, traccia, materia e trasformazione, attraverso un linguaggio informale e concettuale. Dal 2018 espone in Italia e all’estero, partecipando a mostre e progetti indipendenti. Nel 2025 espone al Museo S’ADIM dell’Università del Sannio e collabora con DADART.


