
Waiting Room
A CURA DI VALERIA RADKEVYCH
«Al concetto di un presente che non è passaggio, ma nel quale il tempo è in equilibrio
ed è giunto a un arresto, il materialista storico non può rinunciare.»
Walter Benjamin, Sul concetto di storia, 1940
Alcuni percorsi non si concludono mai. La transizione non si compie perché mancano le condizioni per completarla. I processi di cambiamento si arenano, si allungano o si ripetono senza risolversi. Le decisioni vengono rinviate, i movimenti restano provvisori e il tempo si accumula senza direzione.
Nel 1940 Walter Benjamin mette in discussione una concezione della storia fondata sull’idea di un tempo lineare, continuo, inevitabilmente proiettato in avanti. Ma il trascorrere del tempo non significa necessariamente progresso, così come attraversare una soglia non significa necessariamente raggiungere quello che si trova dall’altra parte.
WAITING ROOM nasce dentro questa frattura. Cosa accade quando il temporaneo perde la sua fine? Quando una condizione provvisoria perde i propri confini e finisce per coincidere con il presente?
Ma l’attesa non rimane mai vuota. Mentre si aspetta, i corpi cambiano, gli oggetti si consumano, le relazioni si trasformano, le tracce si accumulano. Il tempo passa, ma non necessariamente conduce altrove.
Forse l’attesa assomiglia a un filo. Un’estremità è avvolta intorno al cuore, l’altra è nelle mani di qualcuno che non possiamo vedere. A volte il filo si tende, altre si allenta, senza un ritmo logico o prevedibile. Non si sa quando accadrà, né quanto durerà la tensione. Il corpo, però, lo sente. È il dolore dell’attesa: essere legati a qualcosa che resta fuori dalla nostra portata e non poter decidere la distanza che ci separa.
Le opere riunite in WAITING ROOM abitano questa condizione. Attraversano movimenti interrotti, decisioni rimandate, trasformazioni incomplete, ritorni e ripetizioni. Rendono visibile un presente che si prolunga senza offrire la certezza di una conclusione, quando l’attesa smette di essere il tempo che precede qualcosa e diventa, essa stessa, una forma dell’esistenza.
ARTIST* IN MOSTRA:
A.M.Colore di Ales e Marina | A_scar | Chiara Antonelli | Maria Battaglia | Martina Bonini | Marina Comerio | Antonella Cunsolo | felt-ro | Vincenzo Galota | JB | Kozmova | Carla Massimetti | Emanuela Mastria | Modi | Ric | Daria Romanenko | Cinzia Romeo | Francesca Ropolo | Francesca Sala | Tris.To.Quads | Veronica & Alfaboy | Ewa Walkowska

La curatrice - Valeria Radkevych:
Valeria Radkevych è curatrice e scrittrice ucraina, con base in Italia. Il suo lavoro indaga le relazioni tra arte contemporanea, politica e società, con particolare attenzione ai contesti di conflitto e alle pratiche artistiche ucraine. Scrive per Artribune, Espoarte, Field Journal e Kyiv Independent, e sviluppa progetti curatoriali che mettono in dialogo ricerca teorica e pratiche artistiche.


