Intervista a Sofia Giuntini, NICE & FAIR / vincitrice della borsa lavoro
Tra i 16 curatori di NICE & Fair – Contemporary Visions, Sofia Giuntini è vincitrice del premio NICE & FAIR / borsa lavoro.
Sofia Giuntini, vincitrice di una delle due borse lavoro del valore di 1.500 €, affiancherà la Direzione Artistica di Paratissima nei prossimi eventi. Un percorso professionale che le darà la possibilità di mettere in campo le abilità curatoriali che l’hanno distinta. L’abbiamo invitata a raccontarci qualcosa di più su di lei e sul suo percorso.
Hai ottenuto per merito un importante riconoscimento al termine del corso, ovvero una borsa-lavoro che ti consentirà di approfondire l’esperienza intrapresa all’interno della Direzione Artistica di Paratissima. Cosa significa questo per te?
Perché frequentare un corso per curatori, ma soprattutto perché NICE?
La curatela/direzione artistica per me non è arrivata immediatamente, ma più ne facevo parte e più sentivo che mi appartenesse. Quando ho visto il corso NICE a Torino ho pensato che fosse l’esperienza formativa e pratica che cercavo, un’occasione per fare rete ed imparare dalle esperienze dei docenti.
Dove ti trovi ora nel mondo e cosa stai facendo?
Continuo ad occuparmi di fotografia ma in una nuova veste: sto curando la nuova newsletter mensile di GIOSTRE Edizioni “In GIOSTRA” su tutte quelle figure che stanno facendo la differenza nel mondo della fotografia contemporanea a livello internazionale. Un progetto ambizioso in cui credo molto a fianco di grandi donne: Teodora Malavenda, Chinzia Cucini e Francesca Fontana.
Buoni propositi per il futuro da qui a 12 mesi?
Fare un pò più di sport, vedere più cose, avviare una ricerca fotografica e approfondire il mio ruolo di curatrice con esperienze ed opportunità.
Cosa ti senti di consigliare a chi ha intenzione di intraprendere questa professione?
Andate in giro a vedere esposizioni, festival, dibattiti non solo inerenti al mondo dell’arte ma alla contemporaneità tutta. Sapere cosa si muove nel mondo è importante per allenare il nostro sguardo a riconoscere la profondità di una ricerca.
Last question: cosa ti è rimasto di più di questa esperienza, di questi mesi, delle persone che hai incontrato e del progetto espositivo realizzato? Lo rifaresti da capo?
Le persone con cui l’ho condivisa hanno fatto la differenza. Il sostegno che ci siamo date a vicenda è stato importante per fronteggiare le difficoltà progettuali, di allestimento e di rapporti con gli artisti. In quanto esperienza professionale ha avuto tutti i disagi del caso: la logistica della location espositiva, materiali mancanti da recuperare all’ultimo secondo, l’ artista che sparisce o che cambia idea, un testo che non va bene e deve essere riscritto. Personalmente è questo quello che più mi è rimasto: sapere che ci saranno problematiche da gestire e che la differenza la fa sia il mio atteggiamento ma anche avere persone a fianco che mi sanno consigliare e arrivare dove io non riuscivo.
Rifarei tutto da capo ma con la promessa a me stessa di sperimentare di più, di trovare quel qualcosa che per me rappresenta la contemporaneità e le sfide che questa si porta con sé.




