Intervista alle curatrici Giusy Capuano, Martina Todaro e Irene Tubiolo, Best N.I.C.E. Curators 2025
Tra i 15 curatori di NICE & Fair – Contemporary Visions, Giusy Capuano, Martina Todaro e Irene Tubiolo sono state premiate per il miglior progetto curatoriale: “Inventario fragile di un archivio logico”.
Abbiamo intervistato Giusy Capuano, Martina Todaro e Irene Tubiolo, curatrici della mostra vincitrice, per approfondire la loro esperienza formativa al corso N.I.C.E. e la curatela in NICE & Fair / Contemporary Visions.
Da dove è nata l’idea di “Inventario fragile di un archivio logico”? Cosa volevate esprimere?
In base a cosa avete selezionato gli artisti?
Abbiamo scelto artisti emergenti che, ciascuno a modo suo, avessero già sviluppato opere in linea con i temi di fragilità, memoria e archivio ma soprattutto che fossero profondamente autobiografiche: provenivano dal loro passato, da esperienze intime o momenti di perdita, di malattia o di affetti familiari. Le opere non esplicitavano la fragilità, ma la lasciavano emergere come indizio, come traccia che invitava lo spettatore a raccogliere, interpretare e riflettere.
Cosa ha significato per voi vedere la realizzazione concreta della vostra mostra?
Vedere la mostra prendere forma è stato un momento molto significativo, perché abbiamo assistito alla nascita di narrazioni fragili e potenti allo stesso tempo. Ogni artista ha portato una testimonianza di ciò che, per lui o per lei, aveva un valore da proteggere, trasformando esperienze personali in un racconto condiviso. Gli artisti hanno tradotto questi ricordi in materiali e immagini – fotografie d’archivio, tessuti, oggetti quotidiani, suoni – creando un dialogo tra le opere che ha superato la dimensione individuale. La mostra, nel suo insieme, è diventata uno spazio di ascolto e di cura, in cui la fragilità non veniva nascosta ma accolta.
Cosa vi è rimasto di questa esperienza? Di questi mesi, delle persone che avete incontrato e della mostra realizzata?
Di questa esperienza ci è rimasto soprattutto un senso di consapevolezza: la comprensione di quanto il lavoro curatoriale sia prima di tutto un lavoro di relazione, di ascolto e di responsabilità. I mesi trascorsi insieme, il confronto costante con gli artisti e con il gruppo, ci hanno insegnato a rispettare i tempi e le sensibilità altrui. La mostra è stata un punto di arrivo, ma anche un punto di partenza per un modo più attento e umano di pensare la pratica curatoriale.
Consigliate il corso N.I.C.E.? Se sì, perché?
Sì, consigliamo il corso N.I.C.E. perché offre uno spazio di sperimentazione reale, in cui teoria e pratica dialogano costantemente. Il corso permette di mettersi in gioco, di lavorare in gruppo e di confrontarsi con professionisti e artisti. È un percorso che stimola uno sguardo critico, incoraggia la ricerca individuale e insegna a costruire progetti con consapevolezza, cura e attenzione ai contenuti. Per noi è stato un contesto fertile.




