
Divieto di sosta
a cura di Fabio Bordo, Lidia Pommella e Antonella Schiavello
L’incessante moto dell’uomo contemporaneo si inscrive all’interno di una realtà sempre più rapida e interconnessa, dove le pause vengono annullate e raramente vengono concessi momenti di riflessione. La vita quotidiana è caratterizzata da ritmi serrati che modellano il modo in cui percepiamo noi stessi e il nostro rapporto con il mondo. L’accelerazione subita viene progressivamente interiorizzata e l’esigenza di essere produttivi diventa un imperativo personale, smettendo di essere una semplice richiesta esterna. Il valore dell’individuo si misura sulla sua capacità di performare: la velocità e l’impegno costante diventano valori assoluti, la sosta invece un fallimento. Questa condizione è alimentata dagli stimoli incessanti provenienti dall’ambiente digitale. La connessione permanente e il confronto costante con le esperienze altrui generano l’impressione di dover essere sempre presenti, sempre aggiornati, sempre in movimento. Si diffonde così una sensazione di urgenza che spinge a riempire ogni momento disponibile, rendendo difficile distinguere ciò che desideriamo realmente da ciò che percepiamo come necessario. In questo scenario il tempo dedicato all’ascolto di sé e alla riflessione tende a ridursi drasticamente. Le strutture che un tempo costituivano valori stabili e che hanno storicamente fornito un senso di appartenenza si dissolvono: le relazioni, il lavoro, le identità e perfino i desideri assumono forme transitorie e mutevoli. Come evidenziato dal sociologo Hartmut Rosa: «Molti pensano che l’ossessione per la velocità e i cambiamenti intorno a noi siano fenomeni superficiali, che sotto ci sia una totale inerzia. Sembra che si stia andando da nessuna parte ma più in fretta». L’individuo è immerso in una corrente di mutamenti senza esserne del tutto consapevole. Nuove tecnologie, notizie che si susseguono rapide, mode effimere e ritmi di lavoro estenuanti contrastano con la necessità più intima di fermarsi. Pur disponendo di strumenti capaci di ampliare le possibilità di scelta, l’impressione diffusa è quella di non avere mai abbastanza tempo per attuarle. Si corre per tenere il passo, spesso senza interrogarsi sulla direzione intrapresa. L’aumento delle opportunità non coincide con una maggiore libertà: al contrario, il movimento continuo può trasformarsi in una forma di alienazione che rende difficile attribuire significato alle proprie scelte. Ed è per questo che fermarsi a riflettere diventa un gesto di resistenza culturale. Scegliere di sottrarsi all’obbligo di rendere sempre e ovunque si trasforma così in una provocazione necessaria per interrompere il flusso in cui si è intrappolati e per aprire uno spazio di consapevolezza. Rallentare, osservare e riscoprire una diversa percezione del tempo diventa l'unico modo per uscire dal loop e intravedere un miraggio di quiete.
Per info: [email protected]
ARTISTI IN MOSTRA:
BigMaloi | Francesco Angelo Brero | Davide Camattari | Marinacasaleart | Cement Blanche | Osvaldo Gaiotto | Danilo Galizia | Maria Chiara Re | Angelo Scardino | Luca Sega | Alessandro Sicco | Gretel Siri
Curatore e curatrici:
Fabio Bordo, Lidia Pommella e Antonella Schiavello



