Alessandro Bello

Alessandro Bello

Alessandro Bello è nato a Torino il 10 aprile del 1990. Fin da bambino, senza nemmeno saperlo, ha respirato arte, poiché appassionato di disegno. La sua materia preferita, infatti, è sempre stata Storia Dell’Arte, che gli permetteva di vedere l’animo umano da un punto di vista diverso: quello creativo. Ha poi frequentato la Scuola Holden, dove ha scoperto l’amore per la fotografia e lo storytelling. Per Alessandro, scattare una foto significa raccontare una storia utilizzando le immagini.

IG: @alessandrobellophoto

Shifter90

Il lavoro di ricerca

La ricerca di Alessandro è volta al racconto della quotidianità. La fotografia, secondo l’artista, deve essere il racconto delle piccole cose.



Paratissima Factory - The Exhibition IV

Riflessi di seconda generazione

Partiamo dalla considerazione che la trasmissione intergenerazionale di valori, cultura e tradizioni è purtroppo e per fortuna condizionata da numerose variabili: i contesti di insediamento, le politiche migratorie e di occupazione, la percezione – ma soprattutto i pregiudizi – del territorio ospitante, lo stato socioeconomico e la scolarizzazione della famiglia di appartenenza.

In questa narrazione fotografica, gli autori (Ale e Momo) hanno il doppio ruolo di osservatore e osservato e si raccontano attraverso un processo di riflesso e di confronto continuo scoprendo le similarità del loro quotidiano. Riflessi di seconda generazione è un racconto intimo che permette di scrutare la vita dei due protagonisti attraverso una lente estremamente soggettiva e introspettiva.

Con sguardi e vissuti opposti e una visione della vita e dei principi personali apparentemente agli antipodi, i due iniziano a guardarsi attraverso il vetro di un call center, unico punto di intersezione tra le loro vite. Quel vetro, come lo ‘specchio’ della macchina fotografica, diventa il punto di partenza per una profonda conoscenza reciproca – appena iniziata – alla scoperta di se stessi e delle loro realtà quotidiane che si sono dimostrate avere molto più in comune di quanto inizialmente pensavano li differenziasse. Questa è solo la prima parte di un incontro tra due persone che hanno scoperto di avere più di un aspetto in comune. È la metafora sul mezzo fotografico capace di aiutare a comprendere, a conoscere e a svelare i risvolti di un intima conoscenza con il potenziale di porre le basi per una ricerca sui figli delle seconde generazioni.

A cura di Giuditta Mottura e Arianna Sollazzo

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Antonio Lanna

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