Meet the artist: quattro chiacchiere con Elisabetta Maistrello

Il ritratto come lettura introspettiva del sé e ricerca dell’ignoto: se il volto è emozione, i ritratti di Elisabetta Maistrello suggeriscono visioni inedite sull’inconscio di ognuno di noi.

In questa intervista, Elisabetta ci ha spiegato com’è nato il suo “Eccentrismo cromatico” e cosa si cela dietro la sua (quasi) ossessione per i volti femminili.

Le tue coordinate, anagrafiche e geografiche.

Sono veneta, vicentina di nascita e padovana d’adozione. Sono nata a Valdagno nel 1971, ma vivo a Padova da tantissimi anni. Posso dire di conoscere l’A4 a menadito, è la strada che percorro di più per ritornare nel vicentino dove ho ancora famiglia e amici per poi rincasare la sera nella città i cui ho scelto di vivere.

Definiresti il tuo percorso formativo lineare o atipico?

In una parola atipico, mi definirei un’artista autodidatta. Ho sempre sentito nel sangue pulsare una vena d’arte. Ho respirato l’arte orafa grazie all’azienda di famiglia fin da piccina e con il tempo questa creatività ha trovato realizzazione nella creazione di gioielli. Ma è la pittura la mia vera passione. Non ho frequentato accademie o scuole d’arte eppure ho sentito forte il desiderio di intraprendere degli studi, così mi sono affidata al Maestro vicentino Vincenzo Ursoleo e per 4 anni sono stata una sua allieva. Ho sperimentato anche l’iperrealismo di Luigi Pellanda, ma sin dal primo momento ho capito quanto quella non fosse la mia strada, ma traendo comunque molti spunti per quella che sarebbe diventata la mia forma personale d’arte.

Ho letteralmente divorato molti libri d’arte, alla ricerca della mia vena stilistica e studiando i grandi del passato mi sono resa conto di come alcuni  di questi mi catturassero più di altri. Con il tempo ho trovato la mia cifra stilistica, capace di dire chi sono e cosa voglio comunicare con le mie opere.

SFIDANDO LA VITA, Elisabetta Maistrello, ACRILICO SU TELA, 80X80 cm, 2020

Ogni artista si differenzia per uno stile particolare, dato da una sommatoria di fattori differenti. La tua ricerca predilige un mezzo espressivo o una tecnica in particolare? Nelle tue opere vi è qualcosa di inevitabilmente ricorrente, a livello di soggetto o messaggio? Quali sono i tratti distintivi della tua ricerca? 

Mi sono sempre definita un’espressionista, un’istintiva e gestuale. Ho coniato il  neologismo Eccentrismo Cromatico appositamente per definire le mie opere.

Il ritratto di donna è il soggetto che prediligo per  trasmettere la gamma di emozioni a noi note. Quando una persona osserva una mia opera non cerca messaggi subliminali, bensì legge se stessa, esattamente come io leggo l’emozione che mi ha spinto a ritrarre quel volto in particolare. In ogni dipinto c’è una me celata che emerge dall’inconscio. Ognuno può immedesimarsi con ciò che sente nell’attimo in cui osserva un mio lavoro e la percezione potrebbe cambiare da un giorno all’altro.

Le tue fonti di ispirazione. Da dove scaturiscono le idee di nuovi progetti o lavori? Attualità, letture, circostanze casuali oppure ossessioni personali?

I ritratti sono per me quasi un’ossessione: alcuni studi riconducono al ritratto un desiderio smodato di ricerca del sé.

Ho pensato che dietro alla mia pratica può nascondersi un mio tentativo inconscio di cercare nei volti emozioni che non riconosco, parti di me ad oggi celate. Credo che ogni artista nel dipingere ripercorra una strada dentro se stesso, in ciò che potrebbe essere definito un “autoritratto dell’anima”. Non ci sono dietrologie o studi nei miei lavori, nessuna lettura che mi ispiri o circostanze che mi possano illuminare: dipingo quando l’istinto me lo richiede e guarda caso l’istinto parte sempre dall’Io più profondo.

Il primo amore non si scorda mai. Qual è l’opera o l’artista che in qualche modo ha lasciato un segno nel tuo percorso?

Nomino subito Modigliani e i suoi volti. Certo, i suoi sono stilizzati, eppure a me procurano un senso di beatitudine immensa. Mi emozionano anche dopo la millesima volta che li osservo. Un altro artista di cui ho riconosciuto la pazzia e sentimenti  è Ligabue. Davanti a una sua opera posso piangere, mi vibra a tal punto da non avere la forza di trattenere la mia commozione.

SILENZIO PROFONDO, Elisabetta Maistrello, ACRILICO SU TELA, 100X100 cm, 2020

Il rapporto/confronto tra artista emergente e curatore: lo definiresti necessario, occasionale o superfluo?

Si apre uno scenario poco piacevole. Sarebbe necessario avere un curatore solo se facesse l’interesse dell’artista e non il proprio. Oggi purtroppo la speculazione ai danni dell’artista ha rotto il binomio idilliaco e per quello che mi riguarda preferisco fidarmi di me e di chi mi sta accanto.

Il tuo “fare arte” si esprime anche attraverso incursioni nell’arte orafa e nella Moda. Quanto queste discipline hanno influenzato il tuo modo di dipingere che tu stessa hai definito “eccentrismo cromatico”?

Oreficeria e moda fanno parte del pacchetto arte, ma non hanno influenzato il mio operato, piuttosto hanno testimoniato e accresciuto il mio stile artistico. Nessuna contaminazione quindi con la pittura. Quando realizzavo modelli per Tiffany, Furla e Cocinelle dovevo seguire comunque delle direttive e sentivo la mia creatività urlarmi contro ogni volta, incapace di esprimersi. Ho deciso di creare una mia collezione proprio per non farmi tormentare dalla mia amica interna. In quel periodo le mie tele però erano molto spente (rispetto ad oggi intendo), utilizzavo il bianco, il nero e il rosso restando fedele a ciò che provavo dentro.

E’ stato il mio compagno a spingermi al colore e non avrei mai creduto di poter cambiare così tanto il mio stile. È nato così l’Eccentrismo Cromatico, che si sposa con un cambiamento importante della mia vita.

La tua è un’urgenza di catturare l’anima delle mille donne che scegli di immortalare attraverso i loro ritratti. Hai mai provato a cimentarti in ritratti di altri soggetti? Con quali esiti?

Certo che sì, amo i nudi e li dipingo, sono molto affezionata anche alle ballerine. Restano però sperimentazioni del momento, i volti sono la mia essenza e nulla mi scosta dal mio sentire. Credo che ci siano artisti nati per un genere, non ci sono spiegazioni e non per forza c’è una ragione. Noi siamo in continua evoluzione e il mio richiamo sono i volti.

Stai lavorando a qualche progetto futuro in particolare? Una mostra o una serie di opere nuove?

Il progetto presentato a fine luglio a Vicenza, presso lo store Bruto’s, è ARTE DA INDOSSARE. Rappresenta un outfit che indossi e poi incornici quando senti che è il momento di farlo. Questa idea è nata durante il lockdown con Sabrina Perlini un’amica sensibile all’arte.

Abbiamo pensato a una vendita emozionale, con l’obiettivo di restituire un valore simbolico all’arte contemporanea. Indossare un dipinto che adornerà una stanza di casa o un ufficio è stata la risposta alla crisi dovuta al Covid, nonché un’idea assertiva che abbiamo abbracciato all’unisono. Il progetto ha dato i suoi frutti e in sole poche ore dall’inaugurazione abbiamo esaurito tutti i capi.

Per il resto sono ferma con le mostre causa Coronavirus, tantissimi progetti da realizzare come il nuovo “Arte sotto spirito” che tengo però ancora riservato.

PROSPETTIVA ACCIDENTALE, Elisabetta Maistrello, ACRILICO SU TELA, 100X80 cm, 2020

Se un giovane ti chiedesse un consiglio su cosa è indispensabile per un artista agli esordi? 

Sono l’ultima persona a cui chiedere un consiglio. Semmai fossi costretta, direi di studiare arte, a me è mancato tanto, e constatare a che livello si trova il desiderio di entrare in questo mondo. Se la spinta è forte allora bisogna inseguire il proprio sogno e andare avanti qualunque cosa ti venga detta, e a prescindere da delusioni durante il percorso.

La prima opera d’arte venduta segna una svolta, attesta il passaggio da un livello di produzione privato e personale a una dimensione professionale. Che ricordi hai in merito? A parte la mera transazione economica, tra artista e collezionista normalmente si crea un rapporto elettivo di scambio reciproco?

Ricordo di aver molto sofferto quando ho venduto la mia prima opera. E’ stata un’esperienza di tale intensità che mi è rimasta dentro, e come tutte le prime volte, non puoi scordarti l’emozione che hai provato. Facevo fatica a liberarmi di me, perché ogni quadro è una parte di me. Con il tempo sono maturata e ho cambiato visione. Le mie opere piacevano tanto quanto piacevano a me, erano amate nello stesso modo, magari qualcuna addirittura di più, come non esserne felice. Mi chiedi che rapporto si instaura con un collezionista d’arte? La risposta è nessuno, nel senso che non divento amica di ogni collezionista d’arte, è più facile che ci sia un maggior interscambio con un privato.

Tre hashtag indispensabili per definire la tua poetica e a cui non potresti mai rinunciare…

#artevita #animesvelate #rivelazioni

GOCCIE DI RUGIADA di Elisabetta Maistrello ACRILICO SU TELA, 80X80 cm, 2020.

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